Una delle cose più importanti, secondo la mia esperienza, riguarda l’inquadramento della genesi di uno squilibrio. Se non si comprende, primariamente, in quale piano nasce l’eventuale disturbo difficilmente si potranno trovare soluzioni adeguate. Noi siamo esseri complessi e complesso è il mondo con cui ci troviamo ad interagire. I fattori dietro ad una problematica possono essere tanti e diversi. Vi è una multifattorialità di elementi, che in ogni singolo caso concorrono al formarsi di una determinata situazione. Uno stesso apparente problema potrebbe avere origine da causalità molto diverse e situazioni apparentemente sconnesse potrebbero invece avere un comune denominatore.
In questo caso, sta all’abilità dell’operatore sapersi destreggiare in questa selva e va da sé che più elementi, piani, fattori e situazioni l’operatore conosce, tanto più potrà essere di aiuto a chi richiede i suoi servizi.
Nel momento della presa di un caso, io tengo sempre a mente che mi trovo ad interagire con diversi piani che coesistono simultaneamente. Un piano fisico materiale, un piano energetico ed un piano informazionale/coscienziale che volendo potremmo anche suddividere in due sottopiani separati, ma che in questo articolo, per praticità di esposizione, terrò invece uniti.
Ogni squilibrio, disturbo o interferenza può nascere da uno di questi piani o da una combinazione tra essi. E’ come un gioco di specchi dove un piano si riflette sull’altro ed ovviamente questa suddivisione apparentemente netta non si presenta così nella realtà. Sto facendo questa suddivisione solamente in un piano didattico per potermi spiegare meglio. Nella realtà ogni cosa o situazione è unita ad ogni altra. A me piace definire l’essere umano come una sorta di matriosca.
Il piano materiale riguarda ovviamente il piano fisico biologico e tutte le possibili cause connesse con esso. Il piano energetico riguarda la conoscenza dell’energia che ci abita, quella che i cinesi chiamavano “chi” o gli indiani “prana” e che è alla base di discipline ormai parecchio diffuse da noi quali lo yoga, lo shiatsu, l’agopuntura e via dicendo. Usando una terminologia più esoterica, potremmo dire che qui ci stiamo riferendo a quelli che vengono definiti piano eterico ed astrale ed in parte rientrano anche eventuali squilibri emozionali.
Nel piano informazionale/coscienziale rientrano tutte le questioni attinenti a problematiche di tipo karmico/genealogico, modi di pensare, tendenze e via così. Qui siamo in un piano che potremmo definire, usando termini più ermetici, come un piano causale.
Usando invece dei termini cari alla tradizione alchimica potremmo definire questi piani come sale, mercurio e zolfo. I nomi possono essere diversi, ma i concetti sono gli stessi. Una stessa cosa può tranquillamente venire espressa in termini più moderni e scientifici, oppure in termini più astrusi ma l’essenza quella è, e non cambia. Il buon Ermete ci permette di muoverci anche tra i vari nomi, come tra le varie epoche e correnti di pensiero, senza perdere il filo. Una vera e propria scala di Giacobbe che unisce piani, epoche, termini e situazioni. Questo è la conoscenza ermetica.
Ma torniamo ai piani. Ognuno di essi va indagato e affrontato con metodologie diverse e richiede modalità d’intervento differenti. Ribadisco anche che ogni piano, oltre ad avere le sue leggi e regole precise, non è comunque un compartimento stagno separato dal resto. Tutto scorre. Tutto si muove e si rispecchia continuamente da un piano all’altro. Ecco ad esempio che un disturbo che ha la sua origine primaria sul piano energetico prima o poi va ad influire sul piano fisico e magari alla lunga anche sul piano informazionale. O a volte anche un evento fisicamente traumatizzante, come un incidente o quant’altro, fa sentire il suo riverbero su tutti gli altri. Oppure il nodo cruciale risiede nel piano informazionale/coscienziale e se non si smuove la questione in modo prioritario qui, nulla succede al resto. Le combinazioni possono essere molteplici ed una trattazione più completa esula da questa esposizione. Magari la esplorerò meglio in altri articoli futuri. Chi fosse interessato ad approfondire, questo è un argomento che affronto in dettaglio soprattutto nei corsi di spagyria quando spiego le cause di squilibrio secondo il grande Paracelso e pertanto invito gli interessati ad iscriversi alla newsletter per restare informati sugli eventi in programma.
Qui mi preme solo fornire l’idea generale, per far comprendere l’estrema importanza di capire questo gioco per poter poi trovare soluzioni valide.
Ecco perché magari un nostro amico o conoscente è andato da quell’operatore e si è trovato benissimo, mentre quando andiamo noi non ricaviamo gli stessi benefici. Probabilmente quell’operatore lavorava su un piano che risuonava esattamente con il nostro amico e non con noi. Tutto è risonanza. La vita è risonanza. Ecco perché ritengo sia di assoluta importanza che chi si occupa del benessere del prossimo possa attingere ad un notevole database personale di conoscenze, metodi ed esperienze personali e non si fissi su una sola metodologia per quanto valida possa essere. Se l’operatore in questione si fissa su quell’unica modalità, tenderà a leggere ogni persona sotto quella lente. Lente che potrebbe andare bene per molti, ma non per tutti. La vita è infinitamente più varia di quanto la possiamo immaginare e scappa da ogni tentativo di classificazione e inscatolamento. L’unicità di ogni singolo individuo fugge da ogni imbrigliamento.
Ovviamente non voglio essere frainteso. Per fortuna che c’è chi ha affinato per tutta la vita una singola tecnica e metodologia fino alla maestria. La cosa importante è non voler far rientrare a forza qualcosa sotto una visione o classificazione. Una tecnica o un metodo magari lavorano su un piano ben preciso, mentre la problematica di chi si rivolge a noi vede i suoi natali in un altro piano.
Nel grande gioco cosmico serve sia chi conosce in maniera ultra approfondita una singola cosa e sia chi riesce ad avere una visione più generale e fa dunque una sorta di funzione d’indirizzamento o di smistamento, se così vogliamo dire.
Ecco perché amo definirmi come una sorta di coordinatore, o per restare in tema, un moderno Hermes, in grado di suggerire le vie più adatte, o meglio più risonanti, per chi si rivolge a me. Vie che non riguardano solo l’assunzione di rimedi naturali o affini, ma che, vista la mia esperienza, possono riguardare anche suggerimenti riguardo diverse pratiche, vie, cambiamenti, incontro con altri operatori o azioni che, per risonanza, possono aiutarci a sbloccare certe situazioni magari cristallizzate da tempo.









