“Siamo fatti della stessa materia delle stelle”
Uno degli obiettivi che mi stanno maggiormente a cuore è quello di dare il mio contributo in qualità di studioso e ricercatore alla riscoperta e valorizzazione di tutto un patrimonio di saggezza antica e antropologica che risulta di inestimabile valore anche per l’uomo occidentale di oggi.
Ma nel fare questo, sono imprescindibili alcune premesse e raccomandazioni.
In primis, nel momento in cui ci rapportiamo con saperi e concezioni molto diverse dalla nostra o molto lontane nel tempo, non dobbiamo fare il grande errore di proiettare in queste conoscenze il nostro modo di pensare attuale. Non dobbiamo rapportarci con il nuovo o il diverso volendolo inserire a tutti i costi nelle nostre attuali griglie d’interpretazione della realtà. Anzi, il movimento corretto semmai, è quello opposto. Dobbiamo in qualche modo lasciare che il nostro pensiero venga in qualche modo “fecondato” da quello che non conosciamo o dal diverso, in modo che in noi possa realmente prodursi un allargamento della percezione. Questo non vuol dire essere d’accordo o accettare passivamente tutte le “novità” che possiamo apprendere o incontrare, ma solamente porre un freno ai pregiudizi che tutti inevitabilmente ci portiamo dietro per cultura, educazione e quant’altro.
Il secondo suggerimento che mi sento di dare è quello di evitare il più possibile di approcciarci a certi studi con la sottile presunzione e arroganza che noi, essendo i “moderni”, siamo in qualche modo molto superiori o più avanti rispetto a chi ci ha preceduto o ad altre culture. Magari possiamo avere una superiorità tecnica o tecnologica, ma questi non sono gli unici parametri per misurare la grandezza di un popolo e di una civiltà.
Ovviamente io uso il termine “antico” in senso molto generale ed evocativo, riferendomi per lo più ad un modo di rapportarsi con la vita che aveva come cardine un sistema di ragionamento definito analogico o “pre-logico”, proprio di tutta la cultura antica presso tutte le civiltà mondiali fino ad un certo momento della storia.
Se il sistema attuale di ragionamento che informa la nostra civiltà attuale possiamo definirlo un sistema binario, visto che utilizza la deduzione e l’induzione come strumenti di comprensione del mondo, quello analogico inseriva nel discorso un terzo polo, ossia l’analogia. Quindi, a differenza, del nostro, il sistema antico potremmo definirlo un sistema ternario. L’analogia non soppiantava la deduzione e l’induzione, ma la integrava.
Ma cos’è l’analogia dunque ? Potremo definirla come uno strumento che è capace di rapportare tra loro fatti che ad una prima vista sembrerebbero completamente slegati e senza rapporto alcuno.
Ma facciamo un esempio concreto. Vi prego di seguirmi. Se io dicessi ad un moderno le seguenti parole “sole – oro – alloro – cuore – aquila” e gli chiedessi cos’hanno in comune, molto probabilmente avrebbe grande difficoltà a rispondere. Nel pensiero antico questi termini, apparentemente slegati, invece troverebbero un punto in comune nell’appartenere al medesimo archetipo, ossia a quello del sole. Dove per sole non si intende il pianeta fisico, ma la forza formante che sta dietro non solo al sole fisico, ma anche all’oro, all’aquila, e a quella pianta. Ovviamente sto semplificando all’estremo, al solo scopo di fornire un’idea generale. In realtà, una pianta o un animale non possono essere il prodotto di un’unica forza archetipale. Si può in questo caso solamente parlare di preponderanza di una forza archetipica rispetto ad un’altra, ma non di esclusività. Diverso invece è il discorso per i metalli, ma approfondire questo ora ci porterebbe fuori dalla presente trattazione che mira invece a dare un’idea generale e molto a grandi linee di cos’è il pensiero analogico e i suoi usi.
Se queste cose nominate poc’anzi appartengono realmente allo stesso raggio archetipale, possono influenzarsi reciprocamente ? Questa è la domanda clou dietro a tutto il pensiero “antico”, il quale era fondamentalmente di matrice “ermetico-alchimica”.
Lo studio di queste relazioni è alla base di tutte quelle conoscenze antiche che hanno dato origine alla scienza kabbalistica, all’alchimia, alla spagyria e ad una visione del microcosmo uomo profondamente unito al macrocosmo.
Potremmo chiederci se ad esempio in ambito terapeutico potrebbe essere che in qualche forma il metallo oro e la pianta dell’alloro possano essere di supporto, aiuto e di sostegno al cuore umano ? Secondo la spagyria si. E anche secondo il pensiero omeopatico, le cui origini sono di chiara derivazione alchimica, anche se poi Hanhemann ne è stato il “riscopritore” e il sistematizzatore se così si può definire.
Per l’antico solo ciò che è simile ( cioè appartenente allo stesso archetipo ) può aiutare il simile.
Di recente ho sentito che in Svizzera alcuni medici o cliniche stanno comprovando l’efficacia di alcuni preparati o rimedi rivelati dalla grande mistica tedesca Santa Hildegarda di Bingen. Sarà un caso ,che ad esempio, per sostenere il cuore il suo preparato più famoso conteneva l’elemento oro preparato in un certo modo in associazione con certe piante ? Evidentemente no secondo queste concezioni.
Per chi volesse approfondire e comprendere meglio quali sono i presupposti del sistema analogico di ragionamento, consiglio la lettura dello splendido libro “Il destino come scelta” dello psicoterapeuta, filosofo ed esoterista Thorwald Dethlefsen, in cui ne vengono esposti in modo mirabile i fondamenti e i suoi utilizzi in ambito astrologico e terapeutico.
Termini come “occulto” oppure “esoterico” per noi moderni hanno preso un’aura un poco sinistra, se non addirittura negativa, quando in realtà il loro significato originario era tutto fuorché oscuro. Difatti l’esoterismo si occupa di studiare le influenze occulte, cioè non immediatamente visibili e percepibili attraverso i nostri sensi materiali, ma non per questo inesistenti. Per fare un esempio noi coi nostri sensi possiamo percepire solamente un certo range di frequenze, ma altre no. Ma non per questo non esistono. E potremmo fare molti altri esempi come questo.
Quindi, l’esoterismo vero, lungi dall’essere un’accozzaglia di credenze, riti e superstizioni dal sapore new age, è lo studio serio ed approfondito delle relazioni sottili esistenti tra i vari enti che compongono l’universo ; e uno dei suoi cardini è proprio lo studio delle relazioni archetipali tra i fenomeni e delle identità occulte ( cioè nascoste) tra le cose ( cioè l’analogia ). Il pensiero analogico, unendo una dimensione di profondità al normale pensiero deduttivo e induttivo, permette così l’avvicinamento e l’affratellarsi di fenomeni apparentemente lontani fra loro, producendo quello che in ermetismo veniva designato come “intelligenza del cuore” oppure “il pensare con il cuore”, ossia la capacità di cogliere i nessi seppur sottili e nascosti, che legano ogni cosa. Quindi, dove noi vediamo eventi e fatti isolati, l’uomo antico vedeva nessi e legami. Per dirla in modo poetico potremmo anche dire che questa è la base per il prodursi di un particolare sentimento di “amore” verso il cosmo, dove per amore non mi sto riferendo all’amore romantico comune ai più, ma a qualcosa di più fine. Una sorta di nostalgia dell’anima che ci spinge a ricordare, rammentare e rimembrare che tutto ciò che esiste ha una medesima origine e fine.
Questo particolare modo di pensare e di rapportarsi è ravvisabile anche nella peculiarità della struttura di certe lingue e scritture antiche. Basta pensare, ad esempio, alla scrittura geroglifica egizia, dove lo stesso segno poteva riferirsi simultaneamente a varie cose e piani. Non è possibile sviscerare la profondità di certi scritti se non si conosce l’analogia, ossia quest’arte di unire non solo varie cose tra loro, ma anche vari piani di realtà, come una sorta di scala di Giacobbe.
Ed ecco perché lo studio astrologico assume, secondo quest’ottica, una rilevanza particolare , in cui lo spazio celeste può essere considerato come una sorta di dispositivo sincronistico che rappresenta le forze in campo nella psiche.
Essendo l’astrologia un sistema simbolico/analogico in cui il cielo rappresenta un simbolo del sé,possiamo dire che diviene la mappa maestra per guidarci nella comprensione delle forze archetipali che ci abitano e della loro interazione, visto che dalla danza di queste energie nasce la nostra unica e irripetibile unicità.
“Come in alto così in basso” oppure “come dentro così fuori” rappresentano il fulcro del pensiero ermetico e analogico.
Attraverso lo studio del mandala astrologico, possiamo non solo comprendere come queste forze agiscono in noi e plasmano la nostra vita, ma attraverso appunto l’analogia possiamo comprendere come noi possiamo interagire con esse e magari influenzarle, oltre che vedere come la loro azione si riverbera a vari livelli nella nostra vita.
Ecco ad esempio che studiando marte nel mio tema, sto capendo allo stesso tempo come si muove un certo tipo di psichismo dentro di me, come lavora a livello energetico la mia tiroide,come assimilo il ferro nel mio corpo, e quali elementi esterni possono aiutarmi nel riequilibrio se ce ne fosse bisogno. Poiché, ribadisco, per marte, dal punto di vista archetipale, non si intende il pianeta in cielo, ma l’archetipo che sta a monte, il quale informa sia il pianeta che tutti conosciamo ma anche molto altro sulla terra, come ad esempio il ferro, certe piante, ma anche certe azioni e modi di pensare.
Tutto ruota attorno agli archetipi, definiti dalla tradizione platonica come gli eterni e trascendenti modelli delle cose. Secondo le concezioni antiche ci sono 22 archetipi fondamentali e tutto ciò che esiste è il risultato della combinazione di queste 22 energie primarie. Per chi volesse approfondire non è certo un caso che 22 sono le lettere dell’alfabeto ebraico, 22 le lame degli arcani maggiori dei tarocchi, ma anche 22 sono gli amminoacidi proteinogenici alla base della vita. Come ho detto l’analogia collega l’alto e basso, materia e spirito.
Difatti dire che l’astrologia studia le influenze dei pianeti su di noi non corrisponde a verità. Indubbiamente non sto negando che magari ci possa essere qualche influenza, ma noi studiamo i pianeti perché rappresentano il modo più comodo per vedere come stanno operando gli archetipi in noi, di cui i pianeti ne sono solamente i rappresentanti.
Nel cerchio zodiacale abbiamo la possibilità di vedere rappresentata la modalità d’interazione tra la realtà dello spazio e tempo lineare, con la dimensione che potremmo definire quantistica del reale. Trovarsi di fronte ad un mandala astrologico è come essere su una soglia. E’ come una sorta di Giano Bifronte. In termini latini, potremmo dire una “janua cieli”, ossia una porta da e verso il cielo, dove per cielo si intende appunto l’aspetto quantistico della realtà.
Ciò che rende possibile l’analogia e tutte le scienze che da essa derivano, è appunto la conoscenza degli archetipi. Ovviamente nessuno può conoscere gli archetipi in sé, essendo questi delle funzioni trascendenti. Difatti essi ,come diceva Jung, sono disposizioni, non contenuti. Nella loro ipseità non sono conoscibili. Ciò che possiamo conoscere sono, invece, le immagini archetipiche. Stando all’esempio fatto nelle righe sopra in effetti non e’ propriamente corretto dire ad esempio, che l’alloro corrisponde all’archetipo del sole. Sarebbe più corretto dire che ne è un’immagine archetipica, non l’archetipo in sé. IL cuore umano è sotto l’egida dell’archetipo sole, non è l’archetipo “sole” in sé. Ne è semmai una cristalizzazione, una precipitazione o ancor meglio potremo dire una materializzazione sul piano terrestre esattamente come il pianeta in cielo. Questo è un punto estremamente importante, altrimenti si ricade nell’errore di pensare che l’astrologia studia l’influenza fisica dei pianeti su di noi. Ci sarebbe molto altro da dire, ma per il momento mi fermo qui. Esplorerò altri dettagli in altri articoli. Vi ringrazio per avermi seguito.








