Alchimia: via maestra verso il sè

di Ilyas Talamali | 29 Aprile 2024

Negli ultimi decenni si è visto un costante aumento di interesse verso tematiche di ordine spirituale e le discipline olistiche in genere e in preda a questa fame “spirituale” l’occidente si è rivolto direi quasi in massa verso l’oriente…centri yoga che nascono come funghi, persone che seguono guru indiani, meditazione trascendentale, reiki e compagnia bella…tutte cose bellissime, utilissime e lodevolissime…e che anche il sottoscritto all’inizio della sua “ricerca” ha conosciuto e praticato…quando un bel giorno incontrai LA VIA, o meglio la Via trovo me…mi regalarono un libro che parlava di risveglio, di ricordo di sé e della tradizione alchimica mediterranea, la quale veniva descritta come lo yoga d’occidente…e subito in me sentii la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di diverso da tutto il resto, in cui ogni parte di me trovava pace, in cui il cuore, la mente e la pancia si muovevano all’unisono…come se tutto quello che avevo fatto, seguito e letto in precedenza fosse una preparazione a questo incontro programmato da ere…si dice che quando l’allievo è pronto il maestro appare. Ma io dico anche che quando l’allievo è pronto la via appare.

Per Via, con la V maiuscola, non intendo un particolare percorso diverso da un altro, ma dell’essenza comune a tutte le autentiche tradizioni spirituali. E ribadisco autentiche poiché in quest’epoca di globalizzazione di massa e in cui tutto è merce, si sta diffondendo sempre più quella che definisco una spiritualità da supermercato e vi sono molte vie che anziché essere risveglianti sono devianti e ad ognuno il compito aureo di saper discernere secondo il suo destino. Lo stesso Gesù dice “tanti i chiamati, pochi gli eletti”.

Se immaginiamo le varie tradizioni spirituali di ogni latitudine e luogo come fiumi che se seguiti sfociano nel mare, l’acqua che vi scorre è la tradizione, la Via. L’essenza comune a tutte le vere vie d’integrazione è la conoscenza alchimica.

L’alchimia è la scienza dell’unità, la scienza della vita e non vi è campo dello scibile umano ad essa estranea o che essa non penetri. Io amo definirla la scienza dei collegamenti, in cui l’alto viene collegato al basso, l’interno all’esterno. Difatti uno dei più importanti detti alchimici recita “come in alto cosi in basso”.

Spesso quando sentiamo parlare di alchimia pensiamo alla figura dell’alchimista come un ingenuo, qualcuno che passava la propria vita nell’inseguire il vano sogno di trasformare il piombo in vile oro; pensiamo all’alchimia come l’antenata della chimica attuale. Ecco sappiate che nulla è più falso di tutto questo. Certo l’alchimia è anche laboratorio poiché per essa non vi è distinzione tra fatti materiali e fatti spirituali. Oggi va di moda parlare di alchimia spirituale e si dice che dietro il simbolismo delle operazioni di laboratorio descritte dagli alchimisti si nascondevano delle operazioni di ordine interiore. Il piombo allora diviene un simbolismo delle nostre emozioni negative, delle nostre zavorre che andrebbero trasformate in oro, simbolo della realizzazione spirituale. La pietra filosofale simbolo dell’illuminazione e le varie fasi dell’opera come varie fasi di altrettanti processi interiori. E tutto vero ma dire che l’alchimia è solo questo è altrettanto sbagliato di dire che l’alchimia è solo un fatto materiale. Essa è la scienza che ci permetta di unire i vari fenomeni in un tutto armonico. Nell’epoca in cui siamo prevale una tipologia di pensiero analitico, che pensa che dividendo e studiando ogni singolo fenomeno per se stesso si possa pervenire a una comprensione globale. Ma questa è illusione. E giova ricordare che non è sempre stato così. Il passato ci chiama e se vogliamo avere ancora un futuro davanti che non sia tenebra occorre con infinito rispetto ascoltare i messaggi di popoli che ci appaiono lontanissimi e il cui modo di pensare non era analitico, ma analogico. Cioè essenzialmente alchimico. Entriamo in una cattedrale gotica e rimaniamo sbalorditi dalla profondità di quell’arte…osserviamo le piramidi e ci chiediamo come hanno fatto a costruirle…questi sono tutti messaggi alchimici scolpiti nella materia per chi ha orecchi e occhi per vedere…per chi sa decifrare.

Uno dei più conosciuti e famosi detti alchimici è il V.I.T.R.I.O.L. ( visita interiore terrae rettificando invenies occultam lapidem ossia “visita le terre interiori, rettificando troverai la pietra occulta”).

Ecco dunque svelato il primo passo da compiere, volgere lo sguardo dentro. Jung diceva “chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia”. Nulla di piu’ vero. Ma questo passo costa fatica, immensa fatica. Inutile raccontarsi castronerie.

L’inizio della via per usare un termine alchemico è una nigredo, ossia all’inizio la nostra personalità deve essere liberata dalle scorie e dalle zavorre che non ci appartengono. Qualcosa di artificiale in noi deve morire per lasciare il posto a qualcosa di essenziale ( “egli deve crescere e io diminuire” dice Giovanni il battista in riferimento al Cristo ). Il processo inutile negarlo è duro e doloroso. Sono come le doglie del parto. Per questo non mi stancherò mai di ripetere attenzione a chi fin da subito ci promette felicità immediata…fai un seminario e la vita poi ti sorride e tutti i tuoi problemi sono finiti. Un conto è trasmutare qualcosa, un conto è sopprimere.  Sopprimere riusciamo tutti. Trasmutare è un’arte. Alchimia appunto. L’arte della trasmutazione e della trasformazione.

Ogni autentica tradizione spirituale all’inizio parla di una discesa dentro se stessi, dentro le proprie ombre che vanno innanzitutto viste per essere poi lavorate e trascese. Dante guidato dal buon Virgilio prima di ascendere al paradiso discende all’inferno. La misura del nostro coraggio nel discendere, la nostra determinazione a guardare in faccia ciò che non ci piace di noi, la nostra sete di verità saranno lo slancio per l‘ascesa.

Don Juan ammoniva Castaneda dicendo: “l’importante è scegliere una strada che abbia un cuore”. Ecco per me l’alchimia è il cuore del mondo, o meglio dei mondi. Come esseri umani, non vi è a mio modesto avviso compito più alto che conoscere se stessi. Fino in fondo. Quando si sente la chiamata, come la tromba dell’ angelo nella carta “il giudizio” dei tarocchi, non si può fare altro che rispondere. Prendere la nostra croce ( = il nostro bagaglio personale ) e iniziare il cammino. Come si è dove si è.

Il prato del vicino sembra sempre più verde ma io dico in battuta RIVALUTIAMO L’USATO E CIO’ CHE ABBIAMO IN CASA. E’ meraviglioso studiare le antiche Upanishad, ma siamo sicuri di aver compreso i Vangeli ? Potremo scoprire di avere in casa dei tesori di cui nemmeno sospettavamo l’esistenza. E’ utilissimo fare yoga. Ma siamo sicuri che non esistano dei metodi maggiormente affini ai nostri ritmi direi cellulari ?  Se siamo nati in un certo territorio in una determinata epoca forse c’è un motivo. A noi sta scoprirlo.

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Ilyas Talamali

Antropologo culturale, naturopata ed insegnante di zhi neng qi gong. Innamorato dell’irripetibile unicità che ognuno di noi rappresenta, metto a disposizione le mie conoscenze accumulate in molti anni di studio e sperimentazione nel campo delle scienze ermetiche, dei sistemi di conoscenza antichi tradizionali, dei sistemi di decodifica del tempo e nei metodi di coltivazione dell’energia interna per chi sente la necessità di approfondire la conoscenza di sé e desidera sostegno in un percorso di cambiamento interiore e di miglioramento del proprio stato psicofisico.
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