Caratteristica fondamentale delle opere di Lorenzo Puglisi presentate è il rapporto intercorrente e interdipendente tra luce e ombra. Per aiutare la riflessione in questo senso si propone al lettore di meditare qualche istante sul notissimo versetto biblico riguardante la creazione del mondo che qui viene riportato. Da Genesi 1:1-5 “Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. Dio disse <<Sia luce!>> E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce <<giorno>> e le tenebre <<notte>>. Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.” L’intento ovviamente non è quello di entrare in una disquisizione teologica riguardo a questo verso ma bensì è quello di utilizzarlo come traccia, o meglio filo d’Arianna per calarci nell’analisi delle caratteristiche salienti delle opere di questo artista.

Prima caratteristica che balza immediatamente agli occhi è la presenza di questo sfondo nero, abissale e dominante che in qualche modo richiama quel nero cosmico da cui la creazione secondo le sacre scritture fu tratta. Un nero che funge da ventre cosmico in cui tutte le possibilità sono presenti. Acque amniotiche universali in cui la materia è in perenne gestazione. Gli antichi alchimisti facevano coincidere questo stato con le raffigurazioni della vergine nera, detta anche “virgo parturiens”. Vien da pensare come mai la nostra Galassia è stata chiamata via lattea con un chiaro riferimento a qualcosa di femminile, materno. Principio femminile di Dio che i cristiani chiamano vergine Maria, gli ebrei scekinah e altre culture in altri modi. In Oriente si fa riferimento ad un nulla pieno di ogni possibilità che tiene a battesimo la nascita della manifestazione.
Quando guardiamo un quadro di solito veniamo catturati e affascinati dal suo contenuto. Ma quanti di noi si sono mai fermati a pensare che quel contenuto risulta visibile grazie ad uno sfondo bianco che ne permette l’espressione. Nelle varie cosmogonie e tradizione religiose e sapienziali il principio femminile della divinità è colei che permette alla manifestazione di manifestarsi ed essere. Ed ecco allora che uno dei grandi meriti del Puglisi è quello di mostrare l’importanza dello sfondo, che in definitiva è quello che regge la scena. E’ un nulla, un non essere che è madre dell’essere che è sbagliato in realtà definire in questo modo poiché per noi non essere lo percepiamo come un vuoto, un’assenza di ogni possibilità e movimento. Mentre questo è un non essere pregno di vita, pregno di movimento e in cui ogni possibilità è presente. E’ il vuoto che permette di vedere il pieno. Un vuoto pieno potremmo dire. Un fermento universale con un termine più poetico.
Se ci pensiamo un attimo, ogni creazione avviene nel buio, nel nero. Noi vediamo l’apparire di questa gestazione, l’atto finale ma la gestazione avviene nel buio. Il seme muore, si putrefà nella buia e fredda terra affinché la pianta possa nascere. La gestazione animale avviene al buio. La gestazione di un’idea anche. Noi vediamo l’effetto di un qualcosa, non la causa che l’ha generato.
Nella genesi biblica questo nero universale, queste acque madri cosmiche ad un certo punto vengono come ingravidate da un principio igneo di natura maschile da cui scaturisce la luce. Il caldo secco incontra il freddo umido. Nascono i quattro elementi universali di cui anche gli alchimisti hanno tanto parlato (acqua, aria, fuoco, terra). Con questi nomi non intendevano indicare infatti gli elementi come siamo abituati ad intenderli noi abitualmente, ma bensì il principio primo di essi, l’idea che sottostà alla forma. L’idea/possibilità che poi si materializzerà nella forma materiale.

Così il Puglisi presenta i suoi pezzi di immagine con l’altro colore dominante che è il bianco come a dire che queste immagini sono una sorta di condensazione della luce primordiale, visibili però solamente grazie alla presenza dello sfondo nero.
E’ innegabile che noi viviamo in un universo oscuro in cui però la vita è garantita dalla luce. Senza il sole non vi sarebbe vita sulla terra. E’ banale dirlo ma è così. A volte si scordano le cose più semplici ma che sono anche quelle più importanti. Senza sole non vi sarebbe la sintesi clorofilliana delle piante e senza le piante non vi sarebbe vita umana come è stato detto nell’articolo a commento delle opere di Enzo Cucchi. Noi mangiamo i frutti della terra. Noi in pratica ci cibiamo di luce condensata. Noi siamo luce condensata. Gli alchimisti di un tempo parlavano di un principio luminoso nascosto nella materia definito da loro “luce nera”. Grazie alle ultime scoperte nel campo della fisica quantistica si stanno rivalutando antichi insegnamenti assai denigrati in passato ma che invece potevano avere una loro validità. Questo sta aprendo dei campi di ricerca a dir poco affascinanti.
Le opere del Puglisi mettono perfettamente in evidenza come i 2 principi luce e buio, nero bianco siano in ultima analisi inseparabili e come uno richiami inevitabilmente l’altro.
Facendo un riferimento con il ciclo giornaliero tutti sanno che quello che noi chiamiamo giorno è composto dal di (corrispondente alla parte luminosa del giorno) e dalla notte (corrispondente alla parte buia). Quindi il giorno è la totalità dei due momenti. Chi con la parola giorno volesse riferirsi solo alla parte luminosa sarebbe in errore perché quello è il di. Ma abitualmente nella nostra cultura questo errore è assai frequente. Quando uno dice giorno indica la luce non la totalità delle 24 ore cadendo così in errore. Errore non banale che conduce a conseguenze impensabili. Come uno parla così pensa. Nessuno si ferma a pensare che di norma quando pensiamo, pensiamo in una determinata lingua. Il linguaggio dunque plasma il nostro modo di pensare. E da come penso cambia la mia descrizione del mondo e il mio rapportarsi ad esso. Parlare in una certa maniera produce un pensiero di una certa maniera.
Portando questo errore di fondo nel campo che stiamo analizzando riguardo i rapporti vita/morte è facile rendersi conto come noi quando diciamo vita non ci riferiamo all’insieme degli anni passati su questa terra (corrispondenti al di) e alla morte (corrispondente alla notte) ma bensì solo alla prima parte. Commettendo così uno sbaglio che magari ci condiziona gravemente nella comprensione del mistero del vivere e del morire in cui ci troviamo immersi. Il simbolo del tao analizzato in uno dei commenti precedenti può rivelarsi ancora molto utile.
Questo modo di pensare la cui matrice è quel rigido dualismo di cui si è accennato prima non è forse la via metodologica migliore per tentare di comprendere certi fenomeni. Non vi è due senza tre dice un saggio proverbio. Le varie tradizioni parlano di una trinità creativa. La chimica lo conferma. Per fare un sale devo avere un acido ed una base. Se mescolo acido e base ad un certo punto inizia ad apparire il sale. Lo vedo quando si è formato, non durante la gestazione. Che avviene anche in questo caso nel “buio”. Acido (principio primo creativo) e base (acque universali) danno il sale (l’apparire della materia). Il processo creativo avviene nel “non essere” cosmico. Non essere cosmico che dagli antiche egizi veniva designato con “tum” ossia “non”. Si tratta di una negazione poiché essendo il vuoto pieno di ogni pieno non può essere definito. Questo è il Dio supremo che tutto contiene. L’errore nel prosieguo della storia occidentale è stato forse il voler fare coincidere questo Dio supremo con il principio primo (l’acido). L’aver confuso il principio supremo con l’aspetto demiurgico di esso.Percepire la vita come il cerchio del tao che tutto contiene è ben diverso che identificarla con un aspetto dei due. Le ricadute pratiche sono ben diverse. Come per esempio l’aver chiamato “libro dei morti” egizio quello che con corretta traduzione sarebbe “libro per uscire alla luce del giorno”.
Questo articolo fa parte di una raccolta di brevi saggi da me scritti nell’occasione del master in “Death studies & the end of life” frequentato presso l’Università di Padova nell’anno accademico 2017/18. Non mi resta che augurarvi una piacevole e proficua lettura con la parte 1.









